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Home Turismo I.A.T. Storia e Personaggi Pagina corrente: Personaggi illustri di Argenta

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Iacopo Filippo Medici Giambattista Fabbri
Antonio Aleotti Francesco Leopoldo Bertoldi
Michele De' Balestri Francesco Giuseppe Zagagnoni
Francesco Severi Federico Muratori
Giacomo Vighi Giuseppe Vandini
Giovan Battista Aleotti     Antonio Roiti
Girolamo Belli Giovanni Mesini
Marco Nicolò Balestri Giuseppe Galassi
Vincenzo Bondeni Don Giovanni Minzoni
Carlo Zaghi Walter Moretti
Luigi Deserti  

Immagine di F.L. Bertoldi
Testi di Rino Moretti ," Uomini illustri di Argenta", in "Argenta, note storico turistiche", Argenta 1978

Iacopo Filippo Medici



Attivo a Ferrara e a Bologna fino al 1501. E' conosciuto come Filippo d'Argenta; in un documento del 1493 in cui riceve il compenso per le miniature della Cattedrale di Ferrara, egli viene menzionato come "Jacobus Filppus de' Medicis de Argenta". Fu uno dei divulgatori più attivi della miniatura ferrarese e rielaborò i modi decorativi della Bibbia di Borso d'Este (Bibliteca Estense di Modena), uno dei monumenti più significativi per ricchezza e qualità della miniatura rinascimentale, per la quale avevano lavorato, fra il 1455 e il 1461, Taddeo Crivelli (con cui collaborò lo stesso Filippo), Guglielmo Gilardi e altri insigni maestri. Fu attivo pure a Bologna, dove fondò una bottega e dove si trovava nel 1469. Si accostò anche al classicismo padovano, specialmente nei suoi libri profani, come si può vedere nell'equilibrato frontespizio del "Plinio" stampato nel 1472 a Venezia, ora alla Biblioteca Nazionale di Torino. A Ferrara lavorò nella serie dei corali della Cattedrale e, nel 1493, eseguì "i principj degli antifonarj delle Feste da S.Giorgio a S.Andrea", quei libri cioè in cui sono raccolte le parti cantate della liturgia della messa: nella figura di S.Giorgio rielabora con rigore di disegno l'analogo soggetto di Cosmè Tura, ricercando effetti di forme metalliche. Dal 1490 mal 1492 preparò per il generale dei Francescani, Francesco Sansone, diciassette corali destinati alla chiesa di S.Francesco di Brescia, attualmente al Museo dell'Età Cristiana di questa città. Pur restando Cosmè Tura la fonte maggiore di Iacopo Filippo, questi si volge pure alla ricerca di sontuosi effetti guardando al Giraldi, anche se prevale l'abilità tecnica sull'ispirazione artistica.

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Antonio Aleotti



Nativo di Argenta, documentato tra il 1495 e il 1527, morì prima del 1530. La sua opera più antica, fra quelle note, è il polittico della Pinacoteca di Argenta, Madonna in trono col Bambini e angeli musici fra i santi Pietro, Giacomo, Giovanni battista e Paolo. Come scrive A.Mezzetti, la data che si legge sul retro della tavola, "8 giugno 1496", può essere assunta come termine post quem per l'esecuzione del polittico di Argenta. "Poco prima di quel tempo il pittore dimorava a Cesena, dove nel 1495 riceveva acconti per la decorazione, oggi perduta, di una cappella nella chiesa di S.Agostino; e dove proprio nel 1496 risulta aver "lassato imperfecto" uno stendardo che aveva incominciato: circostanza, quest'ultima, che può forse collegarsi con il sopravvenire dell'importante impegno argentano". Nel 1498 l'Aleotti apponeva il suo nome anagrammato a quel polittico che sarà poi smembrato e di cui facevano parte, come figura centrale, il Cristo morto della Pinacoteca di Ferrara e, lateralmente, il S.Giorgio Harris e la S.Caterina, di collezione privata ferrarese, sulla base delle ricerche di F.Zeri e G.Bargellesi. Nel 1510 firmava la Madonna in trono fra i santi Michele e Antonio Abate della Pinacoteca Comunale di Cesena. Fra le opere a lui attribuite da F.Zeri ricordiamo S.Lorenzo e S.Bartolomeo (Museo Nancy), Cristo morto sorretto da un angelo (affresco, Pinacoteca di Rovigo), S.Giovanni Evangelista e S.Nicola di Bari (Museo di Tolosa). Scrive la Mezzetti che il polittico di Argenta, malgrado il suo aspetto arcaico, è certamente il capolavoro di questo interessante pittore argentano. "La sua cultura si integra all'ambiente tardo-gotico emiliano e veneto, con derivazioni da Ferrara e da Padova e con ricordi di opere fiamminghe (Van Der Weyden), prima di rinnovarsi nella tarda pala di Cesena, sulla scia di Ercole de' Roberti e degli Zaganelli.

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Michele De' Balestri



Di questo poco conosciuto pittore, detto Michele da Argenta, si hanno notizie dal 1517 al 1522. E' autore dell'Annunciazione che si trova nella Pinacoteca Comunale di Argenta (Museo Civico), affresco trasportato su tela e datato "maggio 1517", e di una seconda Annunciazione su tavola, firmata e datata 1522, già di proprietà Knoedler di Parigi e acquistata in Italia all'inizio degli anni Settanta. Quest'ultimo dipinto recava nella scritta, poi alterata, l'indicazione del casato dell'autore "De Balistris", lo stesso cui appartiene il pittore argentano Marco Nicolò. Michele De' Balestri è un pittore minore ma non privo di una sua grazia, un artista che "arcaizza grossamente lo stile tardo di Francesco Zaganelli" (Longhi) in modi non molto difformi da quelli del concittadino Antonio Aleotti nella pala di Cesena del 1510. Nell'affresco di Argenta egli ci dà un saggio in anteprima della più tarda Annunciazione parigina, miniata e preziosa come un foglio di messale.

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Francesco Severi



Nacque ad Argenta nei primi decenni del Cinquecento. Fu professore all'Università di Ferrara, celebre medico e poeta (si conserva il testo di una sua poesia in latino). Accusato di eresia "georgina" (dal nome di un vescovo tedesco, seguace di Lutero), fu decapitato e arso a Ferrara, nel 1570, insieme alle sue opere.

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Giacomo Vighi



Lo storico ferrarese L.N.Cittadella, nel 1868, riferisce la notizia che nel 1555 Giacomo Vighi, detto "l' Argenta", avrebbe dipinto nella torre di S.Caterina del Castello di Ferrara, in una loggetta, "i ritratti dei Principi o delle Principesse d'Este allora viventi". Ma la fama di questo artista è legata all'attività svolta a Torino come ritrattista ufficiale di Casa Savoia. Visitando nella sua qualità di pittore sabaudo le corti di Francia, Spagna, Boemia e Sassonia, per eseguire i ritratti di principi e regnanti, fu anche incaricato da Emanuele Filiberto di acquistare dipinti per arredare i palazzi dei Savoia, che costituiranno poi il nucleo dell'attuale Galleria Sabauda di Torino. Poche sono le opere del Vighi che ancora ci rimangono: fra queste ricordiamo i due ritratti di Emanuele Filiberto e Carlo Emanuele I (ora nella Galleria Sabauda).

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Giovan Battista Aleotti



Come scrive B.Adorni (L'architettura dal primo Cinquecento alla fine del Settecento, in Storia dell'Emilia Romagna) l'Aleotti ebbe una grande erudizione e uno spirito enciclopedico: egli "non era più l'uomo universale del Rinascimento, ma lo specialista in tanti campi: nell'architettura civile e militare; nelle matematiche; nella costruzione dei teatri; nella scenotecnica; nell'idrologia". Fra le numerose opere di architettura civile e religiosa ricordiamo: Palazzo Avogli Trotti (1570), cortile e (forse) coronamento delle torri del Castello estense (1574) a Ferrara; piazza e Palazzo Bentivoglio di Gualtieri (1580); S.Maria del Quartiere a Parma (1604); chiesa di S.Margherita (1604?) e campanile di S.Francesco di Ferrara (1606); portico dei Cappuccini di Comacchio (1607); Oratorio di S.Croce e completamento del Santuario della Celletta di Argenta (1610); tomba di Lodovico Ariosto (1610) ora nel Palazzo Paradiso di Ferrara, sede della Biblioteca Comunale, la cui facciata venne modificata da interventi dello stesso Aleotti; sempre a Ferrara: porta della Chiesa di S.Paolo (1611), chiese dei Cappuccini e di S.Barbara (1612), chiesa di S.Carlo (1613), campanile di S.Benedetto (1621). Come progettista di architettura militare, valendosi anche della sua cultura scientifica e dell'esperienza di costruttore, eseguì lavori e scrisse trattati che contribuirono all'evoluzione della tecnica delle fortificazioni, sotto la spinta del peso crescente delle artiglierie nella strategia militare. Al esempio contestò la validità del baluardo ad angolo molto aperto (il baluardo, o bastione, è la fortificazione più avanzata rispetto alle mura, che sostituiva le antiche torri) con lo scopo di attrarre l'attaccante e di colpirlo con tiro frontale e laterale. Eseguì diversi interventi di riparazione alle mura di Ferrara e costruì i baluardi dell'Amore, di S.Pietro e di Borgo S.Giacomo, al servizio di Alfonso II; progettò la nuova Fortezza di Ferrara per Papa Paolo V, che subirà rielaborazioni e modifiche ad opera di P.Targoni, affiancatogli come aiutante per gli impegni dello stesso Aleotti (1608-1618). Ricordiamo anche la progettazione della difesa di città come Anversa, Groninga e Arras, di concerto con Cornelio Bentivoglio, senza essersi mai recato in queste località. Per le armate ducali ideò una geniale imbarcazione, divisa in tre parti, che scomposta poteva fungere da cassa contenitore per il trasporto delle munizioni, mentre ricomposta, e unita ad altre imbarcazioni, poteva servire come un ponte. Come costruttore di teatri "ebbe la capacità, pur con ricordi archeologizzanti, di interpretare le più nuove esigenze teatrali del mondo ferrarese da tempo all'avanguardia nel campo dello spettacolo, tanto da dare contributi fondamentali allo sviluppo della sala teatrale", come scrisse B.Adorni. E. aggiungiamo noi, può degnamente essere ricordato accanto ai grandi nomi italiani del '500 e del '600, costruttori di teatri e di scenografie come Peruzzi, Serlio, Palladio, Scamozzi, Buontalenti e altri. Ricordiamo questi lavori: Teatro di Marfisa (1580), Teatro degli Intrepidi (1605), sistemazione del Teatro della "Sala Grande sopra la caneva" nel Castello Estense (1610), tutti a Ferrara; Teatro Farnese a Parma (1618). Eretto nella sala d'armi della Pilotta, questo teatro colpisce per le fondamentali innovazioni: la capienza e le dimensioni eccezionali, la perfezionata razionalizzazione dei meccanismi e del palcoscenico, l'istituzione del boccascena, la ricchezza della decorazione senza precedenti, l'originale invenzione di gradinate lignee ovali coronate da un duplice ordine di serliane, di derivazione palladiana, che si ripetevano illusionisticamente negli affreschi del soffitto, ove si affacciavano immagini di spettatori. L'Aleotti fu anche creatore di ingegno si apparati scenici, di macchine teatrali nonché di complessi allestimenti per tornei cavallereschi. Questi erano articolati in una sfrzosa combinazione di combattimento e di teatro che, nella molteplicità dei suoi componenti (recitazione, canto, balli, finzioni sceniche prospettiche, macchine per voli e apparizioni, ecc.) anticipano il grande spettacolo barocco. esperti di ingegneria idraulica e militare, come l'Aleotti, Cornelio ed Enzo Bentivoglio, Galasso Alghisi e altri, si dedicarono a questi spettacoli nei quali scenografia e scenotecnica pervennero a risultati straordinari, con un "gusto degli incantesimi e del meraviglioso - come ebbe a scrivere D.Lenzi - che nulla ha da invidiare ai più celebrati contemporanei buontalentiani". Ma l'Aleotti fu soprattutto un grande ingegnere idraulico, forse il maggiore dei suoi tempi: notevole fu la sua capacità di intervento nel territorio, nel campo delle bonifiche e della regolamentazione delle acque; egli codificò queste sue esperienze nei cinque volumi della "Idrologia", che resterà opera fondamentale anche nei secoli successivi. Fra i grandi lavori di bonificazione cui partecipò come progettista o consulente, ricordiamo la bonifica del Polesine di S.Giovanni Battista per Alfonso II (terminata nel 1580 con circa 23 mila ettari bonificati) e le bonifiche di Cornelio ed Enzo Bentivoglio a Gualtieri (1595), Zelo e Stienta (1615 ca.). Studiò e attuò le regolamentazioni del Po, del Reno e di altri fiumi, nel ferrarese e in altre terre vicine; fra questi lavori citiamo la bella Chiavica dell'Abbate (1580) che ancora si può vedere a Mesola .

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Girolamo Belli



Compositore, allievo del ferrarese L.Luzzaschi (maestro pure di Frescobaldi), fu cantore a Roma, Mantova e Ferrara dove conobbe il Tasso. Compose madrigali, messe, mottetti, canzonette polifoniche; nel 1599 fondò ad Argenta l'Accademia degli Elevati, che fiorì per alcuni anni.

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Marco Nicolò Balestri



Fu pittore e architetto, di cui ricordiamo le tre pregevoli tele raffiguranti le storie del Battista nella Chiesa dei SS. Giovanni Battista ed Evangelista e la progettazione del Santuario della B.V. della Celletta di Argenta, dove è sepolto. Non abbiamo notizie certe di altri suoi lavori.

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Vincenzo Bondeni



Eminente giurista e autore di pregevoli opere di diritto. Fu Vicario Generale del Ducato di Sabbioneta, Consigliere e Podestà di Guastalla, Senatore e poi vicepresidente del Senato di Monferrato, Cavaliere dell'Ordine di Gesù Cristo, decano del Senato e Prefetto Generale del Ducato di Mantova nonché, poco dopo, Presidente del Senato di questa città. Alla sua morte volle essere sepolto nella chiesa della Celletta, ma la lapide è andata perduta. Lasciò al Comune la sua preziosa biblioteca.

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Giambattista Fabbri



Valente giurista, nonostante sia scomparso all'immatura età di 32 anni, fu Senatore, Uditore giudiziario e militare, Prefetto Generale di Giustizia del Ducato di Mantova.

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Francesco Leopoldo Bertoldi



Completati gli studi letterari a Ravenna, fu maestro di Belle Lettere ad Argenta; ordinato sacerdote nel 1760, nello stesso anno, insieme ad altri studiosi, ricostituì l'Accademia dei Fluttuanti (che era stata fondata nel 1689) diventandone segretario; successivamente gli fu conferita la patente di notaio in materie ecclesiastiche. Venne chiamato a dirigere la sezione numismatica del Museo dell'Università di Ferrara e fu membro di numerose accademie italiane. Nutrì interessi letterari, archeologici e numismatici, ma le sue opere più importanti sono di carattere storico. Fra le sue numerose pubblicazioni ricordiamo le "Memorie storiche d'Argenta", in tre volumi, pubblicate a Ferrara dal 1787 al 1821, opera fondamentale per la conoscenza storica della nostra città.

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Francesco Giuseppe Zagagnoni



Appartenne all'Ordine dei Minori Conventuali e fu musicista e teorico di buon valore, distinguendosi soprattutto nel contrappunto. Studiò a Bologna con padre Martini e padre Mattei; con quest'ultimo mantenne poi una fitta corrispondenza su problemi di teoria e contrappunto che espose anche in alcuni scritti e riflesse nelle sue composizioni sacre.

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Federico Muratori



Compì gli studi di disegno a Ravenna perfezionandosi nella difficile arte della psillografia (disegno su carta eseguito con le forbici). Successivamente ebbe riconoscimenti per la sua arte a Firenze (1850), a Parigi, dove divenne membro del Comitato Centrale degli Artisti e a Londra, dove i suoi lavori psillografici vennero ammirati all'Esposizione Universale del 1862 e dove visse gli ultimi anni della sua vita insegnando italiano.

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Giuseppe Vandini



Ebbe molteplici e vasti interessi culturali e politici, fu valoroso patriota nelle guerre di indipendenza nazionale, sindaco di Argenta dal 1861 al 1874, recando un fondamentale impulso allo sviluppo della città. Fra le opere pubbliche da lui promosse ricordiamo le scuole, la ferrovia, il macello pubblico, l'illuminazione notturna, l'allacciamento telegrafico con Ferrara, la sistemazione delle strade, la bonifica delle valli di Argenta e Filo. Rivestì molte altre cariche, fu insignito di vari ordini cavallereschi ed ebbe onorificenze in Italia e all'estero. Insieme alla moglie, Emilia Mazzolani (sepolta al suo fianco nel cimitero di Argenta) lasciò le sue proprietà a istituti di beneficenza e in particolare all'Ospedale Civile, denominato, appunto, Mazzolani-Vandini.

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Antonio Roiti



Compì i primi studi a Venezia e Lubiana, dedicandosi poi all'insegnamento della lingua italiana in Germania. Si iscrisse all'Università di Pisa, alla Facoltà di Matematica, ma poi interruppe gli studi per accorrere nelle file dei garibaldini e combattere a Bezzecca e a Condino (1866). Fu fatto prigioniero dagli austriaci ma riuscì a fuggire e a ritornare al suo battaglione meritando la medaglia d'argento. Riprese gli studi all'Università di Pisa dove fu assistente alla cattedra di Chimica e poi a quella di Fisica (1868); l'anno successivo ottenne la Laurea in Matematica. Dopo aver insegnato a Palermo fu chiamato all'Istituto degli Studi Superiori di Firenze, di cui divenne preside della sezione di Scienze. Fu membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, di un Comitato internazionale per le misure elettriche,di molte accademie italiane ed estere e venne insignito di varie onorificenze. A Firenze, dove trascorse molti anni della sua vita, fu Consigliere Comunale e Assessore alla Pubblica Istruzione. A 70 anni si ritirò dall'insegnamento e ricevette onoranze e riconoscimenti da un Comitato costituito per la circostanza e presieduto dal Ministro della Pubblica Istruzione. Pubblicò numerose opere frutto dei suoi studi e delle sue ricerche, soprattutto di elettrologia e, in particolare, sui raggi Röntgen e sulla determinazione dell'Ohm.

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Giovanni Mesini



Visse a Ravenna, dove fu assistente ecclesiastico, predicatore presso la Chiesa Metropolitana, insegnante nei principali istituti cittadini. All'inizio del secolo ebbe come allievo Don Giovanni Minzoni, cui rimase legato da fraterna amicizia e del quale pubblicò una "Memoria" biografica dopo il suo assassinio. Fu profondo conoscitore di Dante, che onorò con le solenni celebrazioni del Centenario del 1921, da lui promosse, con numerose pubblicazioni e con cicli di "letture dantesche". Nel dopoguerra fu Rettore della Basilica di S.Apollinare Nuovo e si adoperò per la ricostruzione di insigni monumenti ravennati; gli furono conferite numerose onorificenze ed incarichi culturali. E' sepolto nel Santuario della Celletta di Argenta.

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Giuseppe Galassi


Nato a S.Biagio di Argenta il 12 gennaio 1890, si laureò in Lettere e Storia dell'Arte all'Università di Roma, dove divenne collaboratore del Prof. Adolfo Venturi. Fu anche critico musicale per il Teatro dell'Opera di Roma e per diversi quotidiani. Successivamente andò in Egitto dove fu direttore del "Giornale d'Oriente" e dove fondò il Liceo Musicale di Alessandria. Negli ultimi anni di vita tenne conferenze di storia dell'arte in vari paesi europei. Fra le sue opere più significative, soprattutto di arte ravennate-bizantina e di musica, ricordiamo: "L'architettura protoromanica nell'esarcato", Ravenna 1928; "Roma o Bisanzio. I musaici di Ravenna e le origini dell'arte italiana", Roma 1929; "Tehenu e le origini mediterranee della civiltà egizia", Roma 1941; "Tastiera", Roma 1945; "La Pieve di San Giorgio in Argenta" in "Palladio", VII, Roma 1943, primo studio fondamentale sulla Pieve di S.Giorgio; "La scultura fiorentina del Quattrocento", Milano 1949. Sposò negli anni Venti Farida Galassi Foucart, figlia del direttore del museo archeologico del Cairo. Morì a Roma il 29 luglio 1957.

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Don Giovanni Minzoni



Consacrato sacerdote nel 1909, l'anno seguente divenne cappellano della chiesa di S.Nicolò di Argenta. Allo scoppio della I guerra mondiale fu assegnato dietro sua richiesta ad una unità combattente, come tenente cappellano, prendendo parte ad operazioni di guerra con un plotone di arditi; conquistò una medaglia d'argento sul campo e numerose altre decorazioni di guerra. Tornato alla "sua Argenta" nel 1919, il 24 giugno ricevette l'investitura ad arciprete della parrocchia di S.nicolò e riprese subito la sua attività di animatore e organizzatore di iniziative religiose, civili e culturali cui si era dedicato anche prima della guerra. La crisi del primo dopoguerra investì anche Argenta con le drammatiche tensioni sociali e le prime vittime del sorgente fascismo, fra le quali ricordiamo il socialista argentano Natale Gaiba. Don Minzoni è senza esitazioni dalla parte dei più umili e dei lavoratori, rifiuta ogni compromesso col fascismo e non ascolta gli ammonimenti alla prudenza e le minacce. E scriveva nel suo diario: "A cuore aperto con la preghiera che spero non si spegnerà sul mio labbro per i miei persecutori, attendo la bufera, la persecuzione, forse la morte per il trionfo della causa di Cristo (...) la religione non ammette servilismi ma il martirio". La sera del 23 agosto 1923 viene barbaramente ucciso a colpi di bastone da due sicari mentre rientrava nel suo Ricreatorio in compagnia del giovane Enrico Bondanelli. Una lapide (di fronte alla chiesa di S.Nicolò, nell'angolo con via Pascoli) ricorda il punto in cui egli cadde colpito a morte.

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Carlo Zaghi



E’ nato a San Biagio d’Argenta il 27 marzo 1910 ed è deceduto il 6 febbraio 2004. Iniziò le sue prime ricerche storiche negli archivi della Biblioteca comunale di Argenta con Patrizio Antolini, che ne era il direttore. Ancora ventenne collaborò con riviste e giornali ferraresi, fra cui la “Gazzetta ferrarese” e “Il Corriere Padano” diretto da Nello Quilici, suo padre elettivo; divenne poi redattore della prestigiosa rivista “Nuovi Problemi di Politica, Storia ed Economia”. Il precoce carattere dei suoi scritti si fondava sui documenti inediti che cercava con fervore negli archivi e costituivano «la sua miniera e fucina». La sua attività si è orientata soprattutto su due filoni di ricerca: da un lato lo studio dell’Italia giacobina e napoleonica, dall’altro le esplorazioni e le imprese coloniali in Africa.

Dopo la laurea all’Università di Bologna in Storia e Letteratura (1935), si trasferì all’ISPI di Milano (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, fondato nel 1934 da Alberto Pirelli) e, nel 1938, a Napoli come consulente storico della “Mostra delle Terre d’Oltremare”, collaborando per alcuni anni con “Il Mattino”. Nel 1943 tornò a Ferrara dove prese parte alla Resistenza, subendo una condanna a morte che fu sospesa all’ultimo momento. Nell’immediato dopoguerra diresse a Ferrara l’organo del CLN, “Democrazia ferrarese”, e poi l’indipendente “Corriere del mattino”. Nel 1946 tornò a Napoli, dove conobbe Benedetto Croce che patrocinò la sua direzione de “il Giornale” . Dopo la chiusura di questo quotidiano (1957), ebbe una cattedra all’Università di Bari e poi all’ “Istituto Universitario Orientale” di Napoli, dove tenne corsi di Storia Moderna e Storia dell’Africa, fino al suo ritiro nel 1985. Aveva conosciuto e frequentato prestigiose personalità, come Enrico De Nicola, Giovanni Leone, Adolfo Omodeo, Vincenzo Cardarelli, Giovanni Ansaldo, Epicarmo Corbino e molti altri. Negli anni 1960-68 era stato consulente storico della commissione per i programmi televisivi della RAI, di cui faceva parte anche Giorgio Bassani. Nel 1992 perdette l’amata sposa Pia Virginia, per cui decise di tornare nel paese d’origine, San Biagio, presso la sorella. Ha lasciato alla Biblioteca Comunale di Argenta tutti i suoi libri, un fondo costituito da 5200 volumi e da una enorme quantità di documenti e carteggi personali o provenienti da archivi d’Italia e d’Europa. Alcuni anni fa Giorgio Napolitano lo definì «un grande gentiluomo, un autentico liberale e democratico».

Ampia è stata la sua collaborazione a riviste come “Pegaso”, La Nuova Antologia”, “La Rassegna Storica del Risorgimento”, “Civiltà Moderna”, “La Rassegna Italiana”, “La Rivista Storica Italiana” di cui a lungo fu redattore capo. Tra le sue monografie sul giacobinismo e Napoleone ricordiamo: Atti del Congresso Cispadano; Carteggi di Francesco Melzi d’Eril (9 volumi); Bonaparte e il Direttorio dopo Campoformido; La prima repubblica italiana; Napoleone e l’Europa; L’Italia di Napoleone; L’Italia giacobina; Il Direttorio francese e la Repubblica Cisalpina. Sulle imprese coloniali: L’ultima spedizione affricana di Gustavo Bianchi; L’Italia in Africa da Mancini a Crispi; La spartizione dell’Africa: 1876-1918; L’Africa nella coscienza europea e l’imperialismo italiano. E ancora: Terrore a Ferrara durante i 18 mesi della Repubblica di Salò; Rimbaud in Africa.

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Walter Moretti



E' nato ad Argenta il 19 ottobre 1929 ed è mancato il 22 aprile 2008. Dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna, ottenne borse di perfezionamento presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e le Università di Madrid e di Freiburg (Germania). Conseguita la libera docenza, risultò vincitore del concorso nazionale alla cattedra di Letteratura Italiana e fu chiamato dall’Università di Ferrara. Diede un sostanziale contributo alla facoltà di Lettere, di recente costituzione, con incontri, mostre e convegni, per radicarla nelle tradizioni culturali di questa città.

La sua prima ricerca era stata rivolta alla prosa scientifica del Seicento, in particolare a Lorenzo Magalotti (Relazioni di viaggio di L.M.); negli studi successivi privilegiò la letteratura rinascimentale di area estense, Ariosto e Tasso, ai quali ha dedicato numerose pubblicazioni e apprezzati contributi critici (Cortesia e furore nel Rinascimento italiano; Torquato Tasso; Tasso e l’Università; L’ultimo Ariosto; Il magistero di Ludovico Ariosto; Cultura e vita civile tra Riforma e Controriforma; The Renaissance in Ferrara and its European horizons). Tra gli altri autori da lui studiati, vanno ricordati Monti, Leopardi, Pirandello (Vincenzo Monti; Dalla negazione all’attesa. Da Leopardi agli anni Quaranta; “A se stesso” di G.Leopardi; Analisi della novella pirandelliana), infine Bassani (Da Dante a Bassani e La cultura ferrarese tra le due guerre mondiali) a conclusione di un lungo percorso tracciato all’insegna della tradizione letteraria ferrarese. E’ autore di oltre trenta pubblicazioni, cui vanno aggiunti circa duecento articoli e recensioni, apparsi nelle principali riviste letterarie italiane. Nel 2003 gli venne conferito il titolo di Professore emerito e continuò a tenere lezioni e conferenze molto seguite.

Nell’orazione funebre il prof. Carlo Alberto Campi ha detto: «Con la scomparsa di Walter Moretti l’Università di Ferrara perde uno dei suoi più prestigiosi esponenti, uno studioso di straordinario spessore e di raffinata cultura (...). Ha insegnato a tanti giovani non soltanto la letteratura italiana, ma anche l’amore per la libertà e per la democrazia, il rispetto per i più umili e gli indifesi. E’ stato un uomo che ha fatto del rigore negli studi e dell’onestà civile e intellettuale una regola di vita (...). Alla memoria di un amico schivo, riservato e semplice, che tutti abbiamo sempre stimato profondamente come uomo e come professore, indirizzo l’ultimo saluto dell’Università di Ferrara».

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Luigi Deserti



Luigi Deserti è nato il 21 giugno 1915 ad Argenta (dove abitava in via Garibaldi, 18). Ancor giovane perdette il padre: a sei anni si trasferì a Ferrara e successivamente a Bologna, dove tuttora risiede. Nel 1940, pur lavorando, riuscì a laurearsi in Economia e Commercio. Partì volontario nel ’41 e nel ’43 venne fatto prigioniero dalle truppe americane in Tunisia. Passò 31 mesi in campi di concentramento degli Stati Uniti, fra cui quello di Hereford (Texas), dove ebbe come compagni Alberto Burri e Giuseppe Berto. Nel 1950 fondò la D&C, che diventò una primaria società di distribuzione di alimentari, dolciumi e bevande di qualità. Con felice intuizione aveva capito le necessità e i desideri di un paese come l’Italia che in quegli anni cercava di risollevarsi dalle ceneri della guerra. Nel 1960, con alcuni soci, diede vita alla Oltremare, una società che in 25 anni ha costruito 15 stabilimenti per la lavorazione dell’anacardio in Africa e in America Latina, creando 20.000 posti di lavoro.

Nel corso degli anni i consumatori si mostrarono sensibili ai marchi prestigiosi del “food and beverage” che D&C selezionava in tutta Europa: dalla Francia arrivarono sugli scaffali italiani rinomate bottiglie di champagne, dall’Inghilterra famose marmellate, tè e cereali per la prima colazione, dall’Olanda dolci di cioccolata; lo zucchero di canna è attualmente distribuito con un proprio marchio (Bronsugar). Emblematico il successo di Twinings che, importato e distribuito dal 1956, ha contribuito a diffondere la cultura del tè in Italia. La D&C, di cui Luigi Deserti è presidente onorario, è oggi presieduta dalla figlia Marina, che ne ha consolidato il successo con 95 milioni di Euro di fatturato, 90 dipendenti e oltre 100 agenti, raggiungendo circa 80.000 punti vendita.

Luigi Deserti non è stato solo un imprenditore di successo, poiché ha ricoperto numerosi incarichi nel mondo economico e politico. Nell’ambito della FAO è stato presidente dell’Industry Cooperative Programme, al quale parteciparono 105 società multinazionali. Successivamente è diventato presidente dell’ICE (1978-82), su nomina del ministro Ossola, e ancora: presidente dell’Unione Italiana Vini, consigliere nazionale della Confcommercio, consigliere comunale a Bologna e presidente del Rotary cittadino; ha fondato la sezione emiliano-romagnola dell’American Chamber of Commerce. Nel 1978 è stato nominato Cavaliere del Lavoro, nel 1984 Cavaliere di Gran Croce e nel 1986 ha ricevuto dalla Regina Elisabetta di Inghilterra la prestigiosa onorificenza di Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico, di cui pochi italiani sono stati fin qui insigniti. Eletto consigliere del Credito Romagnolo, nel 1988 è diventato presidente di questa banca. Dal 1984 al 2001 è stato presidente del gruppo regionale emiliano-romagnolo dei Cavalieri del Lavoro.

La sua vita, piena di soddisfazioni, è stata segnata dal dolore per la perdita del figlio Bruno, promettente pilota della Ferrari, che nel 1965 morì a 23 anni nell’autodromo di Monza, durante le prove preparatorie per la 24 ore di Le Mans. Nella sua lunga attività ha avuto occasione di conoscere e frequentare eminenti personalità come Guido Carli, Governatore della Banca d’Italia, Julius Nyerere, presidente della Tanzania, Jomo Kenyatta, presidente del Kenya, Leopold Senghor, presidente del Senegal. Lui stesso si definisce un accanito lettore di libri, soprattutto ora che ha più tempo disponibile, coltivando gli interessi per la storia: a suo tempo ha frequentato lo storico Renzo De Felice, col quale ha collaborato in alcune pubblicazioni.
Si veda il riconoscimento dell'associazione "Amici di Argenta".


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